Per “amare” la matematica

Manuela: “Alice sai scrivere i numeri?”
Alice (5 anni): “Si certo!!”
Manuela: “Dai… allora proviamo: scrivi il numero… 3”
Alice scrive sul foglio:

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Perché molte persone detestano la matematica e la trovano così difficile?
Perché per imparare la matematica bisogna “essere portati” ed essere particolarmente intelligenti. Questa è una delle credenze più diffuse che inevitabilmente da luogo ad un circolo vizioso portando tanti ragazzi ad odiare la matematica fin dalla scuola primaria, senza nemmeno provare a mettersi in gioco.

Ha ragione Paul Lockart nel suo “A mathematician’s lament” (tradotto in Italia con il titolo forse un po’ disorientante “Contro l’ora di matematica”) quando dice che il metodo usato per l’insegnamento della matematica oggi, corrisponderebbe per la musica a imparare tutta la notazione musicale e le regole dell’armonia senza mai arrivare a suonare una nota. Infatti dice che: “se ci si concentra sul che cosa, e si tralascia il perché, la matematica si riduce a un guscio vuoto. La matematica è l’arte della spiegazione. Se si nega agli studenti l’opportunità di porsi i propri problemi, elaborare le proprie congetture e le proprie scoperte, sbagliare, essere creativamente frustrati, avere un’ispirazione, si nega loro la matematica stessa”.

Ma i numeri sono intorno a noi senza nemmeno che ce ne accorgiamo. Sapere che ora è o che giorno è, calcolare il conto in pizzeria, decidere quanta pasta cucinare, sapere chi è primo in classifica e così via…. dipende  dalla nostra conoscenza dei numeri. Non è vero che non siamo “capaci in matematica” perché la maggior parte della gente tutte queste informazioni le sa capire e le utilizza quotidianamente.
L’intelligenza numerica infatti è un’abilità presente nell’essere umano fin dalla nascita e lo accompagna ad interpretare il mondo in termini numerici.  Il concetto di quantità maggiore o minore, per esempio, ha aiutato l’uomo, fin dai tempi antichi, a sapere dove fondare i propri villaggi: vicino a luoghi dove c’erano “tanti” alberi da frutto, e dove gli animali pericolosi erano “pochi”.
Vedere la numerosità è una capacità innata tanto quanto quella di vedere i colori: “non possiamo evitare di vedere che le mucche in un campo sono bianche e marroni, ne possiamo evitare di vedere che ce ne sono tre”. (Brian Butterworth)

Grazie alla loro predisposizione è possibile orientare i bambini, fin dalla scuola dell’infanzia, all’acquisizione del concetto di numero e al suo uso. Sviluppare prerequisiti matematici in età prescolare permette al bambino di arricchire il bagaglio che porterà con sé all’ingresso della scuola primaria per essere pronto e sperimentare successo in ambito logico-matematico.
Gli studi sperimentali, dai tempi di Piaget agli autori più recenti, ci dicono che nel periodo prescolastico i bambini strutturano quei concetti logico-spaziali-temporali e linguistici indispensabili agli apprendimenti scolastici successivi.
Una carenza in questa fase di sviluppo, facilmente conduce a difficoltà di apprendimento successive. Ma non dimentichiamo che il sistema nervoso dei bambini è quanto di più plastico si possa immaginare. Ecco quindi che anche in quei casi in cui congenitamente sia presente un disturbo, dovuto a caratteristiche neurologiche individuali, un potenziamento precoce di “strade alternative” può giungere a compensare lievi deficit e favorire uno sviluppo regolare, minimizzando così le ricadute funzionali del disturbo stesso.

E’ molto attivo l’interesse scientifico proprio nei confronti del periodo prescolastico: secondo i modelli neuropsicologici più recenti alla base di tutte le abilità matematiche ci sono processi inizialmente analogici più che logici, cioè basati sulle immagini mentali delle quantità. E’ sulla base di queste immagini mentali che si costruiscono le prime idee di quantità e le prime strategie di “conta” e di “ operazione”.
Più avanti occorrerà integrare gli interventi mirati di potenziamento delle abilità innate con strumenti didattici appropriati per permettergli di accedere ai ragionamenti più complessi, come, ad esempio, il problem solving.

Come per lo sviluppo di ogni altro dominio cognitivo di base (linguaggio, motricità, abilità sociali…) anche per la cognizione numerica è necessario che il sistema educativo accompagni e potenzi le funzioni neuropsicologiche che ne stanno a fondamento.

Iniziare ad appassionarsi al mondo dei numeri fin da piccoli può essere un modo per invertire quanto, ancora oggi, avviene nei pensieri degli studenti: la credenza di “non essere capaci” in matematica in una percentuale che supera in maniera sorprendente quello che gli studi affermano. Se il disturbo di calcolo è intorno al 2,5% della popolazione e la discalculia severa si presenta in 2 bambini su 1000 (JARLD – International Academy for Research in Learning Disabilities) non ci si spiega come sia possibile che nella scuola primaria 5 bambini su 25 hanno difficoltà di calcolo e 5/7 bambini su 25 hanno problemi di problem solving, ossia il 20-25% della popolazione scolastica; per arrivare poi
agli studenti delle scuola secondaria di II grado dove solo il 20% dice di avere buone competenze matematiche…..

E allora…..GIOCATE con i numeri insieme ai bambini, ANCHE PICCOLISSIMI, facendogli vedere la numerosità e manipolando insieme a loro le quantità!

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