Il dono di Silvia. Trapianti e diagnosi.

“Il trapianto di organi e tessuti è il prodotto di un percorso organizzativo complesso dove il bene del paziente trapiantato è la priorità.”

il dono di silvia

Silvia è morta. Il dizionario dice che è un aggettivo riferito a “persona che ha cessato di vivere”. Io aggiungerei….che ha cessato di vivere su questa terra, dentro la dimensione umana.

Perché Silvia è morta? Non lo so. Non lo so in senso “universale”, ora lo so dal punto di vista medico. È arrivato l’esito dell’autopsia: “presenza di neoplasia gliale di alto grado (glioma diffuso della linea mediana) nelle sezioni pontine, con estensione alle strutture cerebrali adiacenti e disseminazione leptomeningea.” Paroloni per dire, a chi come me è ignorante in materia, che c’era un tumore molto aggressivo in un punto vitale del cervello dove tutta l’attività cerebrale converge nel midollo in pochi millimetri.

Un capitolo di questa vicenda che si chiude e tante domande nel cuore e nell’anima che si aprono.

“Ma scoprendolo prima…..quando era ancora in vita, si poteva fare qualcosa?” Risposta: secondo me no, o meglio, si poteva fare di tutto, ma di efficace, nel senso di cambiare il finale: NO. Probabilmente si poteva efficacemente peggiorare la qualità della vita restante.

Questa è la risposta di un medico, ma che è quello che ho pensato anch’io. È forse solo un tentativo di darsi una risposta a cui poter credere per alleviare il dolore? Forse… ma la speranza che ci ha accompagnato nelle ultime tre settimane della vita di Silvia, mi ha permesso di vivere con lei, per lei, intensamente. Non so se avessimo saputo prima di questa terribile diagnosi cosa sarebbe stato di noi, di lei, di quel poco di vita che ci rimaneva da vivere insieme.

Ma non voglio scrivere di questo… ora non posso, non è ancora il momento.

Vorrei rispondere oggi ad un’altra domanda che io, per prima, ho posto ai medici, quando ho saputo l’esito.

Ma per la donazione degli organi, questa diagnosi come si pone?

Voglio che tutti conoscano la risposta a questa domanda perché, purtroppo, l’ignoranza (intesa come non conoscenza) fa dire cose senza senso. E non voglio che questo accada.

Alla dichiarazione di morte cerebrale, ci hanno chiesto se volevamo donare gli organi di Silvia. La nostra risposta è stata SI. E per questo ringrazio soprattutto i miei altri figli che hanno detto quel si, subito, spontaneamente, consci del valore di quel gesto.

A quel punto è partita la complessa organizzazione che ha permesso prima l’espianto degli organi di Silvia e poi i vari impianti negli altri ospedali, immediatamente pronti per queste procedure.

Prima di impiantare un organo vengono eseguiti esami specialistici sia sulla persona che sta donando, sia sull’organo stesso. Se gli esiti sono favorevoli, a prescindere dalla causa della morte, viene effettuato l’impianto. E questo serve a salvare la vita o a renderla migliore alle persone che ricevono l’organo. Successivamente, grazie all’autopsia nel caso in cui la diagnosi non sia esplicita, l’organizzazione che coordina i trapianti, che nel nord Italia è il NITp (Nord Italia Trasplant program) decreta se ci sono da mettere in atto delle procedure di sorveglianza dell’organo impiantato, per prevenire eventuali patologie che possono insorgere a lungo termine, a causa della diagnosi.

Un organo sano, anche di un paziente malato, è sano, e salva la vita di chi lo riceve.

Se l’organo specifico presenta anche solo un dubbio rispetto all’efficacia del suo impianto, quell’organo viene scartato.

Per Silvia è successo questo:

“Nel corso della procedura di espianto, risultano prelevate entrambe le cornee, entrambi i reni, il fegato, i polmoni, il pancreas, il duodeno, la milza e i grossi vasi. Viene escluso il prelievo del miocardio per riduzione della frazione d’eiezione e per l’innalzamento della troponina osservati nei giorni immediatamente precedenti il decesso […]”.

Una successiva diagnosi di tumore potrebbe comportare l’allerta sull’organo donato, per una possibile comparsa di malattia a distanza di tempo, che viene tenuta sotto controllo. Ma quel trapianto, di fatto, salva comunque la vita alla persona che riceve l’organo. L’organo è di per se sano. Ma essendo stato in un corpo malato, potrebbe avere più probabilità, di avere una malattia in tempi successivi. PROBABILITÀ!

Nel caso specifico di Silvia, non c’è nemmeno questa ipotesi. Il tumore di Silvia, pur essendo uno tra i più gravi, era localizzato in un punto ben preciso, non aveva messo in circolo cellule tumorali (e questo si sapeva già dai suoi esami fatti invita), non era stato toccato chirurgicamente.
Gli altri organi e tessuti asportati durante l’autopsia, che non sono oggetto di donazione ma di diagnosi, sono stati analizzati attentamente e sono risultati tutti negativi a eventuali patologie.

NON SI RISCHIA LA VITA DI UNA PERSONA CHE DEVE SUBIRE UN TRAPIANTO SE NON CI SONO CRITERI OGGETTIVI CHE DECRETANO L’IDONEITA DELL’ORGANO DA TRAPIANTARE COME GARANZIA DI VITA VERA.

Non facciamo congetture personali senza conoscere veramente le procedure. La tutela delle persone trapiantate è garantita da una grande organizzazione che prevede il lavoro di tanti medici ed esperti.

Un’ultima cosa. Una lettera che riempie il cuore anche se non allevia il dolore. Ma fa piacere.

La banca degli occhi di Monza – A.O. San Gerardo ci ha mandato una lettera con scritto quanto segue:
“Gentile famiglia, Vi ringraziamo di cuore per aver concesso il consenso al prelievo delle cornee* di Silvia e per aver dato in questo modo la possibilità a due persone il lista di attesa di ritornare a vedere.
*Desideriamo informarvi che, nella ricerca del più alto livello qualitativo possibile delle cornee distribuite, la nostra Banca degli Occhi esegue una scrupolosa selezione dei tessuti tale per cui la percentuale delle cornee utilizzate a scopo di trapianto non supera in media il 50%, dato questo conforme alle statistiche internazionali.”

E questa è un’altra conferma di quanto scritto sopra.

Mi perdonino gli eventuali esperti in materia se non sono stata precisa nel mio racconto ma credo di aver dato l’idea in modo semplice, anche se un po’ semplificato, di quello che è stato l’iter del dono di Silvia.

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